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Era una notte buia, senza luna. Di notte il bosco poteva sembrare immobile e silenzioso, ma in realtà non dormiva mai davvero. Un fruscio tra i cespugli. Il richiamo di un gufo. Il bosco vegliava sempre.
L’uomo rimase immobile, temendo di muoversi, di fare anche il minimo rumore. Per alcuni minuti non udì altro che il battito del proprio cuore. Gli sembrava così forte da temere che potesse rivelare al bosco la sua presenza. Cercò perfino di trattenere il respiro, ma sapeva di dover continuare.
In lontananza tremolava una debole luce, filtrando dolcemente tra gli alberi. All’inizio pensò che fosse un altro inganno dell’oscurità. Poi, avvicinandosi, vide affiorare lentamente, tra gli antichi tronchi, il profilo di una piccola casa di pietra.
Si fermò di nuovo.
Una parte di lui desiderava raggiungere quella casa il più in fretta possibile, lasciandosi alle spalle il buio del bosco. Un’altra, invece, non era affatto certa di ciò che lo attendeva al suo interno.
Fece un altro passo.
Ancora una volta fu attraversato dalla spiacevole sensazione che qualcosa lo stesse osservando.
Scrutò l’oscurità tra gli alberi.
Nulla.
Poi, alla sua sinistra, sul limitare del bosco, riuscì appena a distinguere la sagoma di un gatto nero. Sedeva immobile, quasi fosse una statua, appena visibile nell’oscurità, mentre lo osservava in silenzio. Lo sguardo quieto e ostinato del gatto gli fece correre un brivido lungo la schiena.
Si avvicinò alla porta di legno e si ritrovò davanti a un altro paio di occhi. Il volto contratto dell’Uomo Verde lo fissava dal pesante battente in ferro della porta. Rimase esitante per qualche istante, prima di posarvi la mano. Poi tre colpi secchi spezzarono il silenzio della notte.
La porta si aprì.
«Sei in anticipo», disse la vecchia senza sorridere.
«Non so perché sono qui», rispose l’uomo.
Si era aspettato che la vista di un altro essere umano gli portasse sollievo. Non fu così. La donna si limitò a guardarlo. Alle sue spalle, da qualche parte, tremolavano le fiamme delle candele. Il silenzio si protrasse tanto a lungo che lui finì per domandarsi se lo avesse davvero sentito.
«Nessuno lo sa mai», rispose infine, aprendo la porta quel tanto che bastava per lasciarlo entrare.
La porta si richiuse silenziosamente alle sue spalle. Lui la seguì fino alla cucina. La stanza li accolse insieme con il calore della luce delle candele e con l’umido, terroso fresco delle antiche pareti di pietra. Nell’aria aleggiava un lieve profumo di legna bruciata e lavanda essiccata. Sette candele tremolavano dolcemente, proiettando lunghe ombre danzanti sulle travi di legno a vista.
La donna indicò in silenzio una delle sedie accanto al pesante tavolo di legno. Lui si sedette. Senza dire una parola, mise un bollitore sul fuoco. Nessuno dei due parlava. Il tempo sembrava essersi dilatato. Cinque minuti? Dieci? L’uomo si accorse che nella stanza non c’era nemmeno un orologio.
L’unico suono era il lieve crepitare del fuoco. Il bollitore emise un sospiro sommesso mentre l’acqua iniziava lentamente a scaldarsi. Aveva bisogno di risposte. Ogni secondo che passava diventava più difficile da sopportare. Alla fine sbottò:
«Chi siete?»
La donna lo guardò e ignorò la domanda. Sostenne il suo sguardo per un istante, poi tornò a fissare il fuoco. Lui rimase seduto, osservando la stanza, senza sapere che cosa ci si aspettasse da lui.
L’acqua giunse a ebollizione. La donna preparò una tazza di tè e la posò davanti a lui.
«Bevi. Devi avere sete.»
La stanchezza lo travolse all’improvviso. La tensione che lo aveva sostenuto durante tutto il cammino nel bosco si sciolse lentamente davanti alla prima cosa davvero ordinaria di quella notte: una semplice tazza di tè.
Ne bevve un sorso. Era meravigliosamente caldo, con il sapore del miele, del limone e dei chiodi di garofano. Qualcosa dentro di lui smise silenziosamente di opporre resistenza. Rimase semplicemente seduto. Non più inquieto. Non più alla ricerca di risposte. Rassegnato all’idea che forse non le avrebbe mai ricevute. Un pensiero gli attraversò di nuovo la mente, lieve come un sussurro. «Perché sono qui? » Ma non lo pronunciò.
«Sei qui per ricevere qualcosa», disse la donna con calma.
Lui aggrottò la fronte.
«Non so che cosa sia», aggiunse prima ancora che potesse fare la domanda.
La vecchia parlava con una semplicità tale che lui le credette.
Ancora una volta, il silenzio tornò a posarsi tra loro.
Una delle candele sul davanzale cominciò a tremolare più delle altre, come se reclamasse la loro attenzione. La donna la prese con delicatezza e la posò sul tavolo. Il tremolio si placò subito e la fiamma tornò ad ardere alta e immobile.
La donna si alzò e uscì dalla cucina senza dire una parola.
Poco dopo fece ritorno portando con sé un grande libro rilegato in pelle, ornato d’oro sulla copertina e lungo il dorso. Lo posò con estrema cura sul tavolo, tra sé e l’uomo.
Lui aprì la bocca per parlare, ma l’inquietudine che per un momento lo aveva abbandonato tornò improvvisamente, e le parole morirono prima ancora di raggiungere le sue labbra. La donna gli rivolse appena uno sguardo, poi lasciò che i suoi occhi si posassero sulla fiamma della candela. La luce sembrò farsi più intensa. Poi guardò il libro.
Lui seguì il suo sguardo e vide qualcosa di straordinario. Tra due pagine, poco oltre la metà del volume, filtrava una sottile linea di luce dorata, come se fosse il libro stesso a illuminare silenziosamente un unico punto.
La donna aprì il libro, abbassò lo sguardo sulla pagina per un istante e poi lo porse all’uomo. Sulla pagina c’era una sola frase. Le lettere, tracciate a mano, dicevano: Mi dispiace di non averti mai detto che ti voglio bene.
Gli occhi dell’uomo si riempirono di lacrime. Per molto tempo nessuno dei due parlò.
Dopo un po’ alzò lo sguardo verso la candela sul tavolo. Si era consumata.
La donna allungò una mano verso il libro e lo richiuse con decisione.
«Adesso devi andare», disse, alzandosi.
Con quelle parole che continuavano a risuonargli nella mente, l’uomo si alzò e la seguì fino alla vecchia porta di legno. La donna la aprì. Mentre lui usciva, il gatto nero gli passò accanto in silenzio ed entrò nella casa.
L’uomo inspirò profondamente, osservando il pallido chiarore dell’alba che iniziava ad affiorare all’orizzonte.
Mosse un passo verso il bosco. Da qualche parte, alle sue spalle, un unico colpo battuto alla porta riecheggiò tra gli alberi.
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